Caro Babbo Natale...

lettera a Babbo Natale da una titolare di partita Iva


Sarebbe dovuto essere un pezzo diverso: avrei voluto scrivere sull’organizzazione del lavoro a Natale in pasticceria, di come staff e pasticceri si preparano alla festa più importante dell’anno, attorno alla quale gira la maggior parte del fatturato di un’ impresa artigianale dolciaria. Avrei voluto approfondire come la comunicazione, anche in questo periodo in cui apparentemente i prodotti si vendono da soli, sia invece vitale per coltivare i futuri rapporti con i clienti.

Sarebbe stato un bel modo di raccontare il dietro le quinte, i mesi di preparazione, lo studio dei prodotti e le riunioni con il team, per testimoniare quanto sia faticoso ma anche divertente lavorare sotto pressione per mesi interi ma con grande soddisfazione finale. E invece no, non quest’anno almeno.

Di solito la preparazione inizia già ad agosto: il lievito madre si fa ripartire, si fanno le prime prove di panettone, la linea dei prodotti inizia a prendere forma. È necessario, infatti, arrivare a settembre con le idee ben chiare da esporre allo staff, con cui si organizza la produzione e si assaggiano le novità, affinché tutti sappiano che cosa si vende.

Personalmente, poi, amo cambiare sempre l’allestimento natalizio perché sia in linea con i prodotti e perché ogni anno sia speciale e doni sensazioni diverse a chi entra nel nostro negozio.


Abbiamo sperato fino in fondo che, nonostante gli intoppi, potesse essere un Natale quasi normale, invece ci siamo ritrovati con nuove restrizioni a pochi giorni dalla Vigilia, con orari di negozio e modalità di consegna degli ordini da riorganizzare. L’ obiettivo è e rimane sempre la salute pubblica, ma non capiamo come limitare ancora le possibilità lavorative del nostro settore possa realmente fare la differenza. Ci ritroviamo, alla fine di questo 2020, ad aver perso quasi la metà del fatturato; non sono calcoli improvvisati che valgono per qualsiasi pasticceria, basta pensare però che i lockdown si sono verificati prima a Pasqua e poi a Natale, le due fonti maggiori di introiti per il nostro settore.

In questo clima di sconforto e frustrazione, sono saltati tutti i piani, ci siamo ritrovati a modificare le metodologie di lavoro, la linea di produzione, ma soprattutto, almeno una volta, tutti ci siamo soffermati a chiederci a che sarebbe servito tutto ciò. Mi rendo conto che è difficile trovare anche solo un po’ di entusiasmo per affrontare col sorriso la fine di quest’anno, perché io stessa fatico a trovare posto in questa nuova normalità.

Forse, il punto di vista vincente per portare a casa questo strano Natale, è cercare un po’ di speranza per i piani lavorativi futuri, e non fare bilanci guardandosi indietro.

Così, ho deciso di tornare un po’ bambina e di scrivere a Babbo Natale, nella speranza che qualche desiderio per il futuro si realizzi…


Caro Babbo Natale,

è stato un anno difficile per tutti e l’ atmosfera delle feste non è la solita. Mi rendo conto che, in confronto ad altri, i miei desideri potranno sembrare egoistici ma, chi come me è titolare di una pasticceria, di una gelateria o peggio ancora di un ristorante, ha perso sempre di più in questo 2020 l’entusiasmo e la speranza di potersi guadagnare da vivere facendo ciò che ama.

Mi rivolgo quindi a te, riponendo in un’ entità astratta tutte le mie aspettative per l’ anno che verrà, con l’ augurio di ritrovare quella voglia di ricominciare che un po’ tutti stiamo perdendo.

Non mi aspetto che cambi tutto allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, ma vorrei che nel giro di qualche mese potessimo tornare a sorridere ai clienti senza mascherine, a stringere la mano ai nostri fornitori, ad abbracciare i nostri collaboratori.

Vorrei che potessimo vivere senza l’ ansia di contare costantemente le persone presenti in negozio, di dover fare i vigili controllando che i clienti rispettino il metro di distanza, rischiando a volte di apparire antipatici. Sarebbe bello, poi, non consumare più il disinfettante come fosse acqua e non doverlo portare costantemente con sé, in auto, in borsa, in ogni dove.

Vorrei che la gente non si sentisse più così spaventata da non prendere un caffè al banco e nemmeno così confusa dalle norme in continuo cambiamento, da non sapere se oggi può fare colazione da noi oppure no, se ci sono deroghe rispetto ai colori della zona in cui siamo, o se le normative regionali differiscono dalle nazionali.

Vorrei poter tornare a parlare di altre cose con i miei clienti, che la pandemia non fosse al centro delle nostre vite e che potessimo chiacchierare di cose futili, dei compleanni dei figli delle mie mamme, della partita di basket, del ristorante in cui ho cenato la sera prima, come facevo una volta mentre preparavo un vassoio di pasticcini o sistemavo gli scaffali.

Vorrei poter incontrare tutte le coppie dei miei sposi in attesa di coronare il loro sogno, per lavorare affinché il loro matrimonio sia come l’ hanno sognato, per disegnare le bozze delle loro torte e studiare gli allestimenti.

Più di ogni altra cosa, però, caro Babbo Natale, vorrei che quest’anno odioso insegnasse a tutti noi qualcosa sul sacrificio e sul trovare nuovi stimoli, sul rialzarsi e continuare a camminare, un passo dopo l’ altro, verso i nostri obiettivi. Vorrei, insomma, ritrovare un po’ di speranza e credere che se questa volta ci rimboccheremo le maniche e studieremo nuovi modi di fare impresa, non sarà stroncato tutto sul nascere, nuovamente.


Nella speranza di non averti messo troppa pressione, auguro buone feste anche a te…


Con affetto,

una titolare di partita iva che non vuole arrendersi.


L’ augurio più speciale che voglio fare, però, è a tutti voi lavoratori del settore artigianale dolciario, che siete stanchi e logori.

Auguri a chi si è abituato a comunicare le variazioni d’orario di apertura o chiusura quasi quotidianamente.

Auguri a chi si trova in difficoltà economica ma accoglie sempre il cliente col sorriso.

Auguri a chi ogni mattina non si rassegna ad alzare la serranda e provare a lavorare.

Auguri a tutti i pasticceri e le pasticcere che, nonostante la pandemia, sono riusciti a organizzare la produzione natalizia e offrire il meglio ai propri clienti.

Auguri a tutti gli staff di vendita dietro ai banconi, sempre disponibili a comprendere le esigenze dei clienti e a cercare di soddisfarle.

Auguri a tutti gli addetti alle consegne che hanno imparato a memoria gli indirizzi e i nomi sui campanelli del proprio quartiere.

Auguri a tutti gli staff che un po’ lavorano, un po’ stanno in cassa integrazione, un po’ lavorano di nuovo, ma non abbandonano i propri titolari.

Auguri a tutti gli imprenditori onesti che non hanno approfittato della pandemia, che non correggono i numeri, che si dispiacciono immensamente nel dover lasciare i propri dipendenti a casa.

Auguri alle start-up che inconsapevolmente non hanno scelto un buon anno per nascere, ma che usciranno fortificate da questa situazione.

Auguri, infine, a tutti voi che non smettete mai di creare, inventare, provare, studiare per aggirare gli ostacoli e mantenere costantemente viva la vostra attività.


E poi, auguri a tutti noi di Chocolat. E grazie. Grazie perché siamo rimasti in piedi nella tempesta, sorreggendoci l’ un con l’ altro. Grazie perché con questa forza abbiamo

ancora voglia di costruire e ricostruire la nostra impresa di domani.



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