#AIUTIAMOCHICIAIUTA

Maggio 2020, PASTICCERIA INTERNAZIONALE

Sarah Scaparone

C'è una parola che, in questo periodo di pandemia, riecheggia in tutta Italia: solidarietà. Quella dei cittadini italiani uniti, come in ogni emergenza, per far fronte con donazioni alle esigenze dei più bisognosi di chi sta combattendo in prima linea. Questa volta la lotta è contro un nemico invisibile che non molla la presa e che si diffonde da fine febbraio nel nostro Paese, mietendo vittime e portando dolore. Viviamo in una bolla surreale in attesa di tornare a una normalità che ormai, abbiamo capito, non potrà più essere la stessa di prima. Il contagio è ancora in atto, il vaccino lontano a venire, i farmaci sono in sperimentazione e, anche se si riesce a intravedere qualche barlume di speranza, la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. E in questa grande battaglia che ha colpito l'intero Paese, i medici e gli infermieri sono le persone scese in campo da subito, pronti a tentare di salvare il maggior numero di vite possibili. Turni estenuanti, protezioni inadeguate (soprattutto all'inizio della diffusione del virus) e una grande esposizione al contagio hanno trasformato questi uomini e queste donne negli eroi che combattono per noi in un fronte spesso non ben definito. Per cercare di arginare la pandemia, dal 9 marzo scorso l'Italia si è fermata. La nostra economia si è bloccata. Le nostre vite sono diventate sospese, in uno spazio temporale scandito dal trascorrere di giorni vissuti in casa. Giorni che, però, sono anche stati occupati con l'intenzione di fare qualcosa per gli altri: e qui entra in gioco la solidarietà. Tra i tanti che si sono adoperati per il prossimo, trasformando le loro imprese per il bene della comunità o donando grandi somme di denaro, la categoria che ruota intorno al mondo del cibo è stata da subito in prima linea per portare conforto a medici e infermieri dei presidi ospedalieri. Categoria, per altro, tra le più penalizzate a livello italiano e che, come ricorda l'Ampi (Accademia Maestri Pasticceri Italiani), è stata colpita in un periodo molto produttivo per la pasticceria italiana, che rappresenta quasi 1/3 del fatturato annuale, con la congiunzione della Pasqua, le cerimonie di comunioni, cresime, matrimoni e lauree, oltre ai banchetti aziendali e agli anniversari primaverili. Ma questo non ha impedito agli artigiani di scendere in campo, come è successo in Piemonte, che citiamo come caso "simbolo", a rappresentare il grande cuore del settore, in tutte le regioni.

Il 12 marzo Simone Salerno della Pasticceria Chocolat di Gassino, To, decide di riaprire il laboratorio esclusivamente per preparare dolci e  brioche da portare la mattina a colazione all'Ospedale di Chivasso e alla Croce Rossa del suo paese. L'idea, che è diventata un hashtag pronto a correre sui social, è stata #aiutiamochiciaiuta: è stato un attimo e, grazie a una catena di relazioni corsa su whatsapp, una sessantina tra pasticceri e gelatieri torinesi, cuneesi e valdostani, da quel giorno si sono resi disponibili a donare, ogni mattina le colazioni agli operatori sanitari dei presidi ospedalieri delle rispettive zone. "Il lavoro di squadra - spiega Salerno - è stato fondamentale per attivare questa catena di solidarietà. Fondamentale è stato il coordinamento con Giovanni Dell'Agnese, vicepresidente Ascom, che ha coinvolto numerosi artigiani sul territorio, ma anche quello con Oliviero Alotto di Slow Food Torino e, con Giada Boccalero di Prontoservice, che ci hanno aiutato a trovare le materie prime non solo per le nostre dolci preparazioni, ma anche per aiutare i bisognosi delle mense dei poveri di Torino". Già perché, pur proseguendo nella fornitura gratuita delle colazioni per medici e infermieri piemontesi, raggiunti anche grazie ai divieti di circolazione dal servizio dei Taxi Solidali, che si sono messi a disposizione della causa, i pasticcieri hanno iniziato a consegnare anche prodotti alle principali mense dei bisognosi. "E qui - spiega Alotto - si è attivata una catena di solidarietà all'interno di un'altra catena: da alcune settimane lavoriamo con loro, ma anche con quanti ci aiutano a raccogliere cibo, acqua, pane, condimenti, qualsiasi tipologia di genere alimentare: i poveri e i bisognosi di aiuto con la crisi economica che stiamo vivendo sono aumentati a livello esponenziale e sono triplicate le richieste di pasti caldi". Ma sempre per restare in tema di solidarietà, Salerno e altri pasticcieri e gelatieri hanno anche aderito alla raccolta fondi per Specchio dei Tempi, la Fondazione de La Stampa che da anni si impegna a sostenere progetti umanitari, per gli ospedali torinesi travolti dall'emergenza Covid-19. Sono infatti andati a preparare dolci da accompagnare alle pizze sospese e alle cene sospese (compreso il pranzo di Pasqua) che Carlo Ricatto prepara, dall'11 marzo, nel suo Bricks Pop Tapas e Pizza, coinvolgendo una trentina di chef e produttori locali che si sono alternati ogni sera per realizzare un piatto caldo da regalare ai presidi ospedalieri, a fronte di una donazione minima su specchiodeitempi.org di 5 euro: nelle prime tre settimane sono stati raccolti 14.000 euro.

Ma non finisce qui. Il mondo della pasticceria si è mobilitato a 360 gradi in tutta Italia: basti pensare a Ernst Knam che ha distribuito dolci negli ospedali milanesi, lanciando la Cake's Anatomy Challenge e chiedendo ai colleghi di portare dolci nei presidi ospedalieri delle rispettive città o ai tanti artigiani italiani che hanno realizzato colombe solidali, i cui ricavati di vendita sono andati, in parte, a favore della Croce Rossa o della Protezione Civile.

 

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